Snorkeling all'Isola d'Elba
Maschera, pinne e un metro d'acqua: all'Elba il fondale interessante comincia dove finisce l'asciugamano.
L'attività di mare più sottovalutata dell'isola
Lo snorkeling all'Elba funziona per un motivo geologico preciso: gran parte delle spiagge della costa occidentale sono di ghiaia e sabbia di granito, un fondo chiaro che non si solleva e non intorbida l'acqua. Il risultato è una trasparenza che altrove serve una barca per trovare, e che qui è a due bracciate dalla riva. Non servono brevetti, non serve un istruttore, non serve nemmeno saper nuotare benissimo: serve una maschera che non entri acqua.
Quello che si vede nella fascia dei primi cinque metri è più di quanto ci si aspetti: praterie di posidonia che ospitano saraghi e occhiate, tane di polpo tra i massi, castagnole a nuvole sopra le secche, e con un po' di fortuna una murena affacciata da una fessura. Le calette esposte a nord conservano acqua più fredda e limpida, quelle a sud si scaldano prima e sono più adatte ai bambini.
Le cale dove il fondale vale la nuotata
Non tutte le spiagge sono uguali per lo snorkeling: le migliori hanno massi o scogli entro venti metri dalla riva, perché è lì che si concentra la vita. Le distese di sola sabbia sono comode per stendersi ma povere da guardare. La costa occidentale e nord-occidentale, tra Sant'Andrea e Fetovaia, concentra il meglio; sulla costa orientale i fondali sono più scuri per via del ferro, ma le cale di Capo Calamita hanno un fascino tutto loro.